IL PROCESSO A CARICO DEI POLIZIOTTI

Durante la manifestazione del 17 marzo 2001, a conclusione delle quattro giornate di mobilitazione contro il Global Forum sull'e-government, polizia e carabinieri caricano il corteo, ed in seguito arrestano 80 persone anche prelevandole dal pronto soccorso.
Gli arrestati sono condotti nella Caserma Raniero e lì subiscono pestaggi e lesioni, come emerge dall'inchiesta che infine ha portato all'arresto di 6 poliziotti e 2 alti funzionari della Polizia di Stato di Napoli: "Stanza delle torture" viene definita la sala dove si consumano le violenze.
Le principali accuse sono: sequestro di persona, abuso di atti di ufficio, violenza privata, danneggiamenti, lesioni personali aggravate e perquisizione arbitraria.
I colleghi degli agenti arrestati scendono in piazza contro il provvedimento, De Gennaro solidarizza con loro, il governo e le destre chiedono l'impunità e attaccano magistratura e magistrati.


Il Libro Bianco sulle "4 giornate di Napoli"


Nella notte del 15 novembre 2002, 42 persone sono raggiunte da procedimento giudiziario aperto dalla procura di Cosenza per 270/bis, associazione sovversiva e cospirazione mediante associazione. In particolare, i reparti speciali dei ROS e dei GOM traggono in arresto 13 attivisti della Rete Meridionale del Sud Ribelle, dei quali 11 uomini sono stati trasferiti al Carcere Speciale di Trani e 2 donne al carcere di Latina, mentre per altri 5 sono scattati gli arresti domiciliari.

L'accusa che pende a loro carico è quella di
"Cospirazione politica mediante associazione al fine di:
· turbare l'esercizio delle funzioni del governo;
· effettuare propaganda sovversiva;
· sovvertire violentemente l'ordinamento economico costituito nello stato."
Contestati anche reati di danneggiamenti nel Social Forum di Genova e Napoli.

Napoli, Cosenza, Taranto, Reggio Calabria, Vibo Valenzia, queste le città dove è stato eseguito il provvedimento. Il trasporto al SuperCarcere di Trani non ha permesso ai fermati nemmeno un contatto con il proprio avvocato.
Le indagini hanno portato alla redazione di un mandato di cattura di 359 pagine. Le prove raccolte si basano principalmente su intercettazioni telefoniche e telematiche.

Torino 2005

Da gennaio a maggio. In relazione con la dismissione delle aree ex FIAT, la preparazione per le olimpiadi invernali e il treno ad alta velocità, hanno luogo una serie di "grandiosi" lavori che modificano la mappa di Torino. La "pulizia" del centro comporta lo spostamento e la riduzione del mercato dei poveri (il baloon) e soprattutto l'allontanamento forzato, dalle zone eleganti, di extracomunitari e barboni.
L'intensificazione delle retate causa la morte di 3 migranti: privi di permesso di soggiorno, tentavano di fuggire. Due muoiono precipitando da una finestra e da un tetto, un terzo è ucciso da un colpo di arma da fuoco sparato dalla polizia. Nel Centro di Permanenza Temporanea di Corso Brunelleschi sono sempre più frequenti gli atti di autolesionismo.

19 maggio. Dopo l'ennesimo tentativo di suicidio all'interno del Centro di Permanenza Temporanea, i ragazzi dei centri sociali organizzano un presidio. Coprendo il rumore con tamburi e urla a cui partecipano anche i reclusi, riescono ad aprire a mazzate una piccola breccia nel muro di cinta. Quando la polizia la scopre, carica e disperde il presidio. Nel frattempo nel Centro scoppia una rivolta e alcuni migranti riescono a fuggire. Un manifestante viene arrestato.

Fine maggio, inizio giugno. Quasi ogni giorno in Corso Brunelleschi c'è un presidio e nei quartieri di migranti un volantinaggio contro la "pulizia olimpica". Inizia una serie di attentati contro i centri sociali: vetri sfondati, auto incendiate, aggressioni a chi esce. La notte fra l'11 e il 12 giugno l'episodio più grave: una dozzina di persone, appartenenti a gruppi neofascisti, penetra all'interno del Barocchio e colpisce con mazze e coltelli; il ferito più grave ha il volto tagliato e il diaframma perforato, resterà per giorni tra la vita e la morte.

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